Voglio un salvagente per non affogare nel miele rancido sputato dalle bocche delle persone che, ci provano, ma tanto non ci riescono a incularmi. Avete una connessione internet, non siete poeti.
Come tante volte una canzone aguzza la volontà; “don’t fear the reaper”. Mentre mi guardo l’ennesima puntata di quel gran telefilm che è six feet under sovvengono nella mia testa domande su domande. Nuove vite sorgono, intorno a me, vecchie vite calano, intorno a me. Lo scorso finesettimana ero ad un funerale, ieri a congratularmi per una nascita, la settimana prossima sarò ad un compleanno. Tutto scorre, intorno e dentro me. “Don’t fear the reaper”, non aver paura del mietitore, potrebbe entrare tra i comandamenti della mia vita; al vertice difficilmente sarà scalzato “per avere cose mai avute occorre fare cose mai fatte”, però non avere paura della morte mi sembra altrettanto importante da ricordare. Come qualcuno, che ascoltavo poco seriamente, annunciava, passati i venticinque s’inizia ad avvertire la paura di poter aver provato gran parte di quello che c’è da provare. Sarà anche il fidanzamento, che aiuta, in questa pessimistica visione, ma pensare di avere sulla testa un mutuo da quindici anni e dire -bene, ne ho 26, quindici anni non sono tantissimi- realizzando, subito dopo, che quei “pochi” quindici anni avranno il pass per farti entrare negli “anta”, mi fa pensare -cazzo-. Ma il tempo deve necessariamente passare tanto veloce?! Ragazzini che ricordo in motorino e piccoli hanno raggiunto i venti, mentre io, i ventisei. Un’eternità…e come si affronta l’invecchiamento?! Oibò! Avrei solo voglia di fare tante cazzate, e forse, l’aspetto veramente triste, che certifica inequivocabilmente l’età, è proprio l’avvertita necessità di bollare ogni cazzata con l’epitaffio: “vorrei, ma non posso”.
Come tante volte una canzone aguzza la volontà; “don’t fear the reaper”. Mentre mi guardo l’ennesima puntata di quel gran telefilm che è six feet under sovvengono nella mia testa domande su domande. Nuove vite sorgono, intorno a me, vecchie vite calano, intorno a me. Lo scorso finesettimana ero ad un funerale, ieri a congratularmi per una nascita, la settimana prossima sarò ad un compleanno. Tutto scorre, intorno e dentro me. “Don’t fear the reaper”, non aver paura del mietitore, potrebbe entrare tra i comandamenti della mia vita; al vertice difficilmente sarà scalzato “per avere cose mai avute occorre fare cose mai fatte”, però non avere paura della morte mi sembra altrettanto importante da ricordare. Come qualcuno, che ascoltavo poco seriamente, annunciava, passati i venticinque s’inizia ad avvertire la paura di poter aver provato gran parte di quello che c’è da provare. Sarà anche il fidanzamento, che aiuta, in questa pessimistica visione, ma pensare di avere sulla testa un mutuo da quindici anni e dire -bene, ne ho 26, quindici anni non sono tantissimi- realizzando, subito dopo, che quei “pochi” quindici anni avranno il pass per farti entrare negli “anta”, mi fa pensare -cazzo-. Ma il tempo deve necessariamente passare tanto veloce?! Ragazzini che ricordo in motorino e piccoli hanno raggiunto i venti, mentre io, i ventisei. Un’eternità…e come si affronta l’invecchiamento?! Oibò! Avrei solo voglia di fare tante cazzate, e forse, l’aspetto veramente triste, che certifica inequivocabilmente l’età, è proprio l’avvertita necessità di bollare ogni cazzata con l’epitaffio: “vorrei, ma non posso”.

una esclusiva anteprima sulla grande novità annunciata dal PdL
(dicevamo…)
In quest’era in cui tutti diventano improvvisamente profondi, solo per il fatto di avere una connessione internet che pensa al posto del proprio cervello, in cui la sensibilità di pochi viene banalizzata da un insensibile, e spesso ignorante, “condividi” o “mi piace” di molti, piango la triste e beffarda fine del dandy Oscar Wilde, evidentemente, già un pò mestamente prevista da egli stesso, quando disse: “Ogni volta che la gente è d’ accordo con me, provo la sensazione di avere torto.”